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giovedì 17 marzo 2016

La Carbonara di Renato Gualandi

Oggi vi voglio parlare di un piatto che, se pur semplicissimo, suscita sempre dispute tra i commensali in merito alle sue origini, alle modalità di preparazione e al formaggio da metterci sopra: La Carbonara.

Come tutte le ricette ormai diventate famose a livello globale, anche la carbonara vanta diverse origini e diversi inventori... Chissà quale sarà quello vero poi...

Normalmente si pensa che la carbonara abbia avuto origine nel Lazio e più precisamente a Roma. La sua data di nascita rimane, invece, ancora incerta in quanto i libri anteriori al 1950 non ne parlano.
Ma passiamo ora in rassegna le varie origini di questa "pietra miliare" della cucina italiana:

1) Il carbonaro: Si racconta che un carbonaro, ossia uno spazzacamini, ormai ritiratosi dalla professione, avesse aperto una fiorente attività nel capoluogo laziale, e che servisse nel suo locale questa pasta con l'uovo a cui aveva dato il nome di "carbonara" in onore del suo ex-lavoro.




2) Origine Anglo-Americana: Devo ammettere che questa seconda ipotesi mi sembra alquanto azzardata... Comunque si racconta che negli anni della seconda Guerra Mondiale i soldati americani giunti in Italia abbiano cercato di reperire nelle botteghe e nei mercati della capitale gli ingredienti a loro più comuni e li abbiano semplicemente uniti insieme per farne un condimento per la pasta, in un perfetto mix italo-anglosassone.

3) Origine Italo-Americana: Ovviamente alla tesi sopra citata gli italiani rispondono che in realtà non sono stati gli americani a mescolare gli ingredienti a loro familiari creando la carbonara, ma sono stati gli italiani a trovare sul mercato ingredienti prima sconosciuti (come il bacon) che gli hanno dato la possibilità di creare questo nuovo piatto.


4) Origine Appenninica:  Questa quarta ipotesi sostiene invece che la carbonara sia nata tra i carbonai appenninici abruzzesi che la preparavano usando gli ingredienti di maggior reperibilità. Secondo questa tesi la carbonara sarebbe l'evoluzione del piatto abruzzese "cacio e ova" che i carbonai preparavano il giorno prima e si portavano dietro durante il tragitto.
Questa ipotesi trova conferma nel fatto che il termine "carbonada" significa, in abruzzese, carne di suino cotta sul carbone... In altre parole pancetta.



5) Ipotesi Napoletana: Altra ipotesi fa risalire la nostra ormai amata carbonara alla città di Napoli, già madre di diverse ricette gustosissime. Si sostiene infatti che, nel trattato di Ippolito Cavalcanti del 1837 "Cucina teorico pratica", vi fossero già riferimenti a questa pietanza.







Ma veniamo adesso a quello che ho deciso di proporvi io oggi... Non sono mai stata particolarmente attratta dalla pasta alla carbonara, che in casa mia viene proposta cucinata dal mio babbo, a modo suo,da un'eternità. Tuttavia qualche giorno fa, mentre guardavo la tv, sono rimasta piacevolmente colpita dal novantacinquesimo compleanno di Renato Gualandi, bolognese di nascita,  uno dei più grandi chef europei e unico italiano insignito del commendatorato della cucina francese.


 Gualandi ha servito i suoi piatti a Charles de Gaulle, alla regina di Olanda, a Pasolini, a Enzo Ferrari, a Wanda Osiris, a Tyron Power e chi più ne ha più ne metta.
Ecco, ascoltando quello che diceva questo simpatico signore in merito alla carbonara, ho deciso di sfidare il babbo nella preparazione del suo piatto forte.. e mi sa che ho vinto io, almeno a giudicare dalla faccia di Giacomo!


Quello che Renato Gualandi non si stanca di ripetere è che:  " a inventare la carbonara non sono stati i romani!" e racconta che nell'anno 1944, durante la liberazione della città di Riccione, fu proprio lui a cucinare questo piatto per la cena che avrebbe festeggiato la fine della guerra. "Gli spaghetti vengono un po' bavosetti ed è un successo!"..così conclude Gualandi il suo racconto e a lui ho voluto rendere omaggio ricreando la sua ricetta, senza i bianchi dell'uovo che, come dice lui: "fanno una frittata che la puoi tagliare col coltello".
Ma veniamo adesso alla ricetta che, come vi ho già detto, è venuta ottima, cremosa e saporita.






Ingredienti: 
1 tuorlo d'uovo a commensale
200 ml di panna fresca
150 gr di pancetta dolce
una noce di burro
80 gr di spaghetti a testa
pepe q.b
pecorino romano o groviera ( vi giuro che ci sta benissimo) q.b.

Ricetta:



Mentre mettete a cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata iniziate a preparare la salsa carbonara: in una padella mettete i 50 gr di burro e fate sciogliere a fuoco basso. Aggiungete la pancetta e lasciate cuocere nel burro finchè non diventa bello croccante ed assume un bel colorino rosato; a questo punto aggiungete la panna e lasciate ritirare per qualche minuto, deve ridursi ma rimanere comunque abbastanza liquida.


A questo punto la pasta dovrebbe essere quasi pronta per cui togliete la pancetta dal fuoco, e scolate la pasta, aggiungete i tuorli alla pancetta e mescolate finché la salsa non diventa di un bel colore giallognolo ( questo procedimento deve essere fatto a freddo, ossia fuori dal fuoco, e abbastanza velocemente altrimenti la salsa di addensa troppo). Aggiungete la salsa carbonara agli spaghetti, mescolate il tutto, condite con un po' di pepe nero e servite con una bella grattata di formaggio a guarnire il tutto. E adesso che avete pronta la vostra carbonara di Gualandi gustatevela immaginandovi come dovranno essersi sentiti gli abitanti di Riccione quando, dopo anni di guerra e fame, dopo anni senza pranzi in famiglia e dopo tutto l'orrore che la guerra si è portata dietro, si son trovati di fronte questa bontà divina!


Per questa ricetta, in cui abbiamo parlato anche un po' di storia, di guerra, di liberazione e di ritorno alla libertà vorrei buttare là una bellissima canzone delle Andrews Sisters che sarebbe poi diventata una delle più amate e allegre canzoni della II guerra mondiale. La musica delle Andrews Sister accompagnò in quegli anni le truppe impegnate in guerra. La canzone racconta la storia di un trombettista di Chicago che, all'apice della sua carriera, è costretto ad arruolarsi. Il suo capitano, comprendendo la sua malinconia, decide di ricreare una band appositamente per lui con la quale possa suonare e, al tempo stesso, allietare i soldati.


martedì 27 maggio 2014

Come a Genova..Pesto alla genovese

Ne avevo proprio voglia...per quanto sia semplice da realizzare ed altrettanto semplice da trovare sul mercato, il pesto alla genovese resta sempre uno dei piatti forti della tradizione italiana..
In realtà si dice che il primo esempio di pesto alla genovese risalga all'epoca di Virgilio, con il Moretum, ma il primo vero pesto, per come lo conosciamo oggi risale al 1800.
Oggi come oggi, il pesto alla genovese è il piatto tipico del capoluogo ligure, dove potrete gustarlo servito sopra qualsiasi cosa: dalla pizza, alla schiacciata ligure ( altra prelibatezza della regione), alla pasta.. e tutto ciò senza essere mai stanchi e senza averne mai abbastanza!

Quindi se non vedete l'ora di assaggiare un po' di Liguria, questa è la ricetta che fa per voi.
Ed intanto vi metto una bellissima foto di Genova, tanto per ricordarvi la sua bellezza, a volte camuffata da porto di mare, ma comunque presente.
Genova è una città che offre veramente tanto ai turisti... ( non soltanto l'acquario).. e per chi non ci fosse mai stato consiglio vivamente una piccola visita, sopratutto alla città vecchia.
E sopratutto a partire dal 2007 si tiene, proprio a Genova, la "Genoa Pesto World Championship" di cui potrete trovare maggiori informazioni qui: http://www.pestochampionship.it/ .
 Potrete quindi unire l'utile al dilettevole andando a visitare la città proprio quando si tengono le gare...



La simpatica signora sorridente che vedete nella foto è la signora Alfonsina Trucco, vincitrice dell'edizione 2014,  che ad 85 anni ha vinto questa edizione utilizzando un mortaio di famiglia e sbaragliando tutti gli altri concorrenti.





Ma torniamo adesso alla nostra ricetta..il pesto della tradizione vuole essere pestato in un bel mortaio, mentre quello che si trova tradizionalmente in commercio è fatto con il frullatore, sicuramente molto meno caratteristico.

Comunque...io non lo avevo mai fatto e devo dire che il pesto fatto in casa è tutta un'altra cosa rispetto a quello che si compra nei supermercati, noi non siamo riusciti a mangiare altro per una settimana.
E' uno di quei piatti della tradizione culinaria italiana che, come molti altri, mangiamo molto spesso, ma non abbiamo mai tempo per cucinare da soli.
Quello da me realizzato è stato pestato in modo tradizionale, quindi pestandolo con un mortaio..lavoro ahimè lungo, ma che ripaga immediatamente al primo assaggio...lo assicuro!
 Poi per quanto riguarda il pesto da me realizzato ho deciso di gustarlo nel modo più tradizionale possibile, ossia con le Trofie, un tipo di pasta, tipica della cucina ligure, allungata e sottile.
In dialetto ligure il termine "trofia" sta a significare un piccolo gnocchetto.


Detto ciò vi dico che per fare un buon pesto servono poche cose ma buone: del basilico, dell'olio, dell'aglio, del formaggio ( di 2 tipi ovvero pecorino e parmigiano) sale e pinoli, dopodichè non vi rimarrà altro da fare che rimboccarvi le maniche e darvi da fare con il mortaio.
La ricetta che vi posterò adesso è tratta dal numero di Maggio di "Sale & Pepe".


Ingredienti:
60 gr di basilico
20 gr di pinoli
2 spicchi di aglio
40 gr di parmigiano grattugiato
10 gr di pecorino romano grattugiato
qualche granello di sale grosso
70 gr di olio extravergine di oliva

Preparazione:
Iniziate lavando il basilico con acqua fredda ed asciugandolo con un canovaccio da cucina, facendo attenzione a non rompere, schiacciare o stropicciare troppo il basilico.
Trasferite adesso l'aglio ed i pinoli nel mortaio e pestateli fino a farli diventare una crema omogenea.
Adesso aggiungete, poche per volta, le foglioline di basilico, ed i granelli di sale.

Adesso iniziate a strusciare piano piano il pestello sulle pareti del mortaio con un deciso movimento rotatorio, finchè le foglioline di basilico non inizieranno a disfarsi ed a creare una pappetta dal colore verdognolo.
Aggiungete ora il parmigiano, il pecorino, ed infine l'olio extravergine mescolando con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo.
 Spostate il vostro pesto in un bel barattolo e gustatelo come meglio preferite.. benvenuti a Genova.









 Per questa ricetta scelgo una canzone di Paolo Conte, genovese d.o.c.. dal titolo "Genova per noi", perchè in effetti con questa ricetta è come se un pezzettino di Genova fosse veramente per noi.






mercoledì 20 febbraio 2013

Super acquisti e zuppa di tofu


Qualche giorno fà sono andata a Firenze, al solito ViviMarket, a fare qualche acquisto utile alla dieta!
Ho comprato 2 confezioni di tofu, una ideale per la zuppa, ed una ideale da gustare alla piastra, una confezione di seitan ed una di tempeh!
Stasera avevo voglia di sbizzarrirmi con una ricettina che prevedesse l'utilizzo di almeno uno di questi ingredienti.
Ovviamente sono partita dal più conosciuto: il Tofu.
Ho cercato un po' sui vari libri di ricette che avevo in casa, ed alla fine ho trovato una ricettina interessante.
La zuppa di Tofu con verdure, semplice e senza troppi ingredienti particolari.
Alla fine il risultato è stato ottimo, vi metto una foto giusto per farvi un'idea.

Ho guarnito la mia zuppa con qualche foglia fresca di basilico che ci sta da dieci e l'ho servita in piccole scodelline.
Il risultato è molto saporito, sopratutto grazie alla presenza dello zenzero che la rende leggermente piccante.


Per questa ricetta ho scelto una canzone di John Lennon del 1969, una canzone che parla della pace e che secondo me si sposa benissimo con questo piatto, genuino, schietto diretto e puro...come questa canzone!

Ingredienti ( per 4 persone):
1 confezione di Tofu al naturale (io ho utilizzato il tofu apposito per le zuppe, ma se non lo avete va bene anche quello che si trova al supermercato)
80 gr di germogli di soia
1 cipolla rossa
2 zucchine
2 carote
3 cucchiai rasi di zenzero in polvere
1  cucchiaino di dolcificante in polvere (se non siete a dieta come me usate 1 cucchiaio di zucchero)
800 ml di brodo di dado vegetale
succo di 1/2 limone
8 cucchiai di salsa di soia
qualche foglia di basilico per guarnire

Preparazione:
In una pentola portate ad ebollizione il brodo con lo zenzero ed il succo del limone.
Nel frattempo tritate le verdure (i germogli di soia,la cipolla, le zucchine e le carote), ed aggiungetele al brodo.
Appena il "composto" riprende a bollire, spegnete il fuoco e tritate il tutto con un frullatore ad immersione fino ad ottenere un composto cremoso.
Rimettete la pentola sul fuoco ed aggiungete il tofu tagliato a cubetti,il dolcificante e la salsa di soia.
Servite in ciotoline e decorate con  qualche fogliolina di basilico fresco.

lunedì 18 febbraio 2013

Spaghetti shirataki allo scoglio

Stasera era il compleanno del babbo, e avevamo deciso di concederci un primo piatto all'insegna del piacere!
Abbiamo comprato a Firenze ( al Vivi market) gli spaghetti shirataki, ovvero gli unici concessi nella dieta dukan; ne abbiamo presa una confezione da 400 gr.
Quando gli abbiamo visti ci siamo spaventati, erano bianchicci, tutti arrotolati e messi in ammollo nell'acqua.
Inquietanti!
Ed invece al primo assaggio siamo rimasti tutti piacevolmente sorpresi. Questi spaghetti sono ottimi, molto simili agli spaghetti di riso.
Noi li abbiamo conditi con un sughetto allo scoglio che ci stava da 10, ma credo che si sposino bene un po' con tutti i sughi!
Per questa ricetta ho scelto una bellissima canzone di Yruma, un giovane pianista che compone delle musiche da PAURA... in molti la riconosceranno come colonna sonora di Twilight.. secondo me è veramente una canzone meravigliosa..da ascoltare anche centinaia di volte al giorno!


Ingredienti ( per 4 persone):
40 cozze
40 vongole veraci
2 moscardini e/o 400 gr di polpo tenero ( a piacere aggiungere totani, seppie, calamari o altri frutti di mare tagliati finemente)
4 pomodori san marzano tagliati a cubetti
2 ciuffetti di prezzemolo tritato
1 peperoncino di media grandezza ( io ho utilizzato quello secco sbriciolato)
pepe e sale q.b
1 bicchiere di latte parzialmente scremato
2 cucchiai di yougurt magro
succo di 1/2 limone (che serve per far cagliare bene il latte)
400 gr di spaghetti shirataki
2 spicchi di aglio tritati

Preparazione:
Prendete le cozze, le vongole, i moscardini e gli altri frutti di mare e metteteli in una padella antiaderente o in un Wok abbastanza capiente; aggiungete il latte e lo yougurt, i pomodori, il peperoncino,l'aglio, il succo del limone, il prezzemolo e sale e pepe a piacere.
Ponete la padella sul fuoco medio e lasciate cuocere per circa 20 minuti, aggiungendo, se troppo asciutto, un cucchiaio di latte alla volta.
A parte mettere una pentola di acqua salata e portare ad ebollizione.
Nel frattempo, quando il sughetto ha raggiunto il livello di cottura desiderato ( considerate che deve rimanere abbastanza liquido per potervi saltare la pasta successivamente) togliere dal fuoco.
Buttate la pasta shirataki nell'acqua bollente, dopo averla abbondantemente sciacquata con acqua tiepida.
Lasciate cuocere per non più di 2 minuti , toglietela dal fuoco e mettetela in padella per saltarla insieme al sughetto. (nel caso in cui il sugo risulti troppo asciutto,aggiungete un cucchiaio di acqua di cottura)
Saltate la pasta per qualche minuto, finchè il sugo non si sarà quasi completamente asciugato, togliete dal fuoco e servite.




venerdì 15 febbraio 2013

Vellutata speziata alla zucca

E' freddo... e con il freddo a me viene voglia di vellutata, o zuppa!
Questa è una rivisitazione della classica zuppa di zucca fatta in modo leggermente più dietetico..adatto anche alla fase crociera della dieta Dukan.

Per questa ricetta dietetica e delicata ho scelto una canzone altrettanto delicata, cantata dalla voce meravigliosa di Israel Kamakawiwoo.. ho scelto la versione con video perchè secondo me è ancora più bella..e con questa bellissima musica vi lascio alla  dieta con più serenità!


Ingredienti:
500 gr di zucca
300 ml di latte scremato
1 cucchiaio di maizena
 sale  q.b
noce moscata q.b
1 pizzico di zenzero
1 pizzico di cannella

Preparazione:
Mettete la zucca, ben pulita, in una pirofila con il latte e fate cuocere a fuoco basso finchè non diventa bella morbida.
Togliete la pirofila dal fuoco e, con un frullatore ad immersione, tritate la zucca facendola diventare una crema morbida e uniforme.
Aggiungete il sale, la noce moscata e le spezie, e rimettete la purea di zucca sul fuoco. Aggiungete la maizena e mescolate bene per non formare grumi ( la maizena tende ad agglomerarsi).
Una volta che la purea avrà raggiunto la giusta consistenza togliete dal fuoco e servite spolverata con un pizzico di noce moscata.

mercoledì 13 febbraio 2013

I grandi classici: Spaghetti alla pummarola

Ebbene si, non potevano mancare, questo è in assoluto il piattto che ci rende più famosi nel mondo.
E' un piatto ottimo, semplicissimo e tutto italiano, la base della dieta mediterranea, che non deve mai mancare nelle case degli italiani.
In molti oggi realizzano rivisitazioni della classica pummarola, togliendo il basilico, unendo la mozzarella, cambiando tipo di pasta eccetera.
Ma in realtà la vera pummarola è proprio questa: all'insegna di gusto e semplicità!

Per questa ricetta ho pensato bene di scegliere una canzone che fosse in tema con la tradizione italiana della pummarola...
La canzone in questione si chiama " A pizza" credo che tutti la conoscano però meglio come " A pummarola 'ncoppa", insomma mai fu fatta canzone più azzeccata.

Ingredienti (per 4 persone)
200 gr di pomodori del piennolo
sale fino q.b
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di olio extra vergine
basilico q.b
400 gr di spaghetti

Preparazione:
Lavate i pomodori sotto acqua corrente e togliendo le parti verdi.
Schiacciate leggermente gli spicchi di aglio e fateli soffriggere in padella con l'olio.
Aggiungete i pomodori, il sale, e le foglie di basilico spezzettate.
Lasciate bollire  fuoco basso per circa 10 minuti, girando spesso con un mestolo di legno.
Una  volta pronto spegnete il fuoco e lasciate da parte la pummarola.
Cuocete la pasta al dente e, prima di scolarla, rimettete la pummarola sul fuoco.
Saltate la pasta appena scolata nella padella insieme al sugo di pomodoro, a fuoco vivace e mescolando spesso.
Servite la pasta decorata con foglie di basilico fresche.



I grandi classici: Lasagne alla bolognese


In assoluto il mio piatto preferito. Le mangerei, e le ho mangiate, ovunque.
Quando sono tornata da una settimana di vacanze in Scozia, la prima cosa che ho fatto è stata mangiarmi una tegliata di lasagne.
La storia delle lasagne è molto antica, inizia con i romani, ed arriva fino ad oggi, diventando uno dei piatti più amati da bambini ed adulti di tutto il mondo.
Se ne trovano diverse versioni, le classiche alla bolognese ( quelle qui proposte), le verdi, al pesce, ai carciofi e chi più ne ha più ne metta.
Ma indipendentemente da ciò che c'è dentro, le lasagne restano sempre uno dei migliori piatti nazionali in assoluto.

Per questa ricetta della tradizione bolognese ho scelto una canzone di Francesco Guccini, ovvero " La canzone delle osterie di fuori porta" ...buon appetito e buon ascolto

Ingredienti:
(per il ragù)
1 carota
1 cipolla rossa
1 sedano
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 bicchiere di latte
60 gr di burro
1 bicchiere di vino rosso
sale e pepe q.b
250 gr di polpa di manzo tritata
250 gr di carne suina tritata
250 ml di brodo
250 ml di passata di pomodoro.
(per le lasagne)
500 gr di lasagne
200 gr di Parmigiano
1 kg di besciamella
(per la besciamella)
1 litro di latte
100 gr di burro
100 gr di farina
sale q.b
noce moscata q.b

Preparazione:
Iniziate preparando il ragù. Preparate il brodo, dopodichè preparate un trito con la cipolla, la carota ed il sedano e fatelo soffriggere insieme ad olio e burro.
Aggiungete i 2 triti di carne e lasciate insaporire per qualche minuto, poi versate il bicchiere di vino.
Quando questo si sarà ritirato aggiungete il pomodoro,salate, pepate, un po' di brodo e lasciate cuocere per almeno 2 ore.
Mescolando di tanto in tanto ed aggiungendo il brodo un po' per volta.
A cottura ultimata aggiungete il latte, per togliere acidità, e togliete dal fuoco.
Preparate adesso la besciamella, o ancora meglio, preparatela mentre il ragù è sul fuoco.
Mettete il burro in un pentolino e lasciatelo sciogliere.
Aggiungete la farina setacciata,  facendo cuocere per qualche minuto e mescolando continuamente.
Togliete il pentolino dal fuoco, aggiungete il latte caldo, e mescolate con un mestolo di legno.
Rimettete il pentolino sul fuoco e fate cuocere a fiamma bassa finchè la salsa non inizierà a bollire, aggiungete ora il sale e  la noce moscata.
Fate cuocere, al coperto, per circa 15 minuti, finchè non vedete che inizia a diventare densa, poi toglietela dal fuoco.
A questo punto avete tutti gli ingredienti per preparare le vostre lasagne.
Preriscaldate il forno a 160°C ed iniziate ad assemblare le lasagne.
Prendete una teglia abbastanza alta ( da lasagne) e mettete un primo strato di besciamella.
Mettete poi un primo strato di pasta, coprite con besciamella, ragù e parmigiano, ripetendo l'operazione finchè non avrete finito la pasta, terminando con uno strato di ragù e besciamella.
Infornate per 1 ora finchè non si saranno scurite in superficie.





I grandi classici:Risotto alla milanese

Anche se non sono lombarda, sono una grande fan di questo piatto tipico di Milano: il risotto allo zafferano.
Fin da bambina mi sono lasciata conquistare dal suo colore gialloe  dal suo gusto cremoso e delicato..
E' un risotto molto semplice da preparare e leggero.
Sul web troviamo diverse versioni, alcuni "specialisti" sostengono che il vero risotto alla milanese dovrebbe contenere midollo di bue in aggiunta e che questo si dovrebbe chiamare semplicemente risotto allo zafferano.
Indipendentemente dal nome, il risultato è davvero ottimo.

Per questo risotto ho scelto come canzone un pezzo degli Articolo 31, gruppo rap milanese, che ha fatto successo come un duo ritrovandosi poi un solo J-Ax, comunque la canzone è "La fidanzata"... molto simpatica!
Buon ascolto e buon appetito

Ingredienti:
125 gr di burro
1 bicchiere di vino bianco
1 litro di brodo vegetale (anche di dado)
1 cipolla
1 bustina di zafferano ( si trova al supermercato )
qualche pistillo di zafferano ( io non gli ho messi, ma sarebbero consigliati)
350 gr di riso
150 gr di Grana Padano

Preparazione:
Tritate la cipolla , poi sciogliete 80 gr di burro a fuoco basso, ed aggiungetevi la cipolla, in modo da farla lentamente imbiondire.
Unite il riso e lasciatelo tostare qualche minuto, poi alzate la fiamma e bagnate con il vino. Una volta evaporato iniziate ad aggiungere il brodo ( a ramaiolate oppure tutto insieme, dipende dalle scuole di cucina, io lo aggiungo un po' per volta).
Quando il brodo sarà stato completamente assorbito ed il vostro risotto sarà quasi pronto aggiungete la bustina di zafferano, mescolando bene.
Assaggiate il vostro riso e valutate se è il caso di aggiungere un pizzico di sale.
Raggiunta la cottura desiderata, togliete il riso dal fuoco e mantecate con il restante burro ed il Grana.
Aggiungete, se li avete, i pistilli di zafferano e servite ben caldo.


domenica 10 febbraio 2013

Risotto time: radicchio&gorgonzola

Con questo freddo cosa c'è di più invitante di un bel risotto invernale, con ingredienti di stagione, cremoso e profumato?
Avevo visto tempo fà alla "Prova del cuoco" una ricetta per il risotto al radicchio e gorgonzola e mi aveva da subito ispirato.
Così me la ero scritta su un foglietto abbandonato da qualche parte per la casa!
Non sono un'amante del radicchio, anzi , lo trovo troppo amaro e non mi piace nè crudo nè cotto, ma sono letteralmente innamorata del gorgonzola, di quello cremoso, di quello più solido, della crema spalmabile!
Mi sono detta, unendo le due cose magari sarei riuscita a farmi piacere anche il radicchio..e così è stato.
Il risultato è veramente squisito, io l'ho proposto per una cena con mio cugino e sua moglie e devo dire che è stato apprezzato da tutti facendomi fare una gran figura! ( mi sono un po' pavoneggiata " si si, sono brava in cucina, è vero..." si sottovaluta la semplicità dei risotti...fanno fare sempre bella figura!)

Per questa ricetta, a parer mio buonissima, ho scelto una canzone del grande Claudio Villa, questa canzone è "Voglio vivere così".. e l'ho scelta perchè se dovessi scegliere un piatto che adoro e che mi mangerei continuamente fino allo svenimento questo risotto sarebbe uno di questi!!



Ingredienti: 
300 gr di riso (di tipo carnaroli)
un bel radicchio rosso e lavato
una confezione di gorgonzola
brodo vegetale
1 bicchiere di vino rosso
1 cipolla
50 gr di burro
40 gr di parmigiano ( io lo preferisco senza..ma c'è a chi piace)

Preparazione:
Preparate il brodo, tenendolo ben caldo abbassando la fiamma.
In una padella bella grande mettere il burro e la cipolla, tagliata finemente e lasciate imbiondire.Aggiungete ora il radicchio,lasciando da parte 2 o 3 foglie, e fatelo cuocere per circa un minuto, poi il riso e lasciate tostare infine aggiungete il vino e fatelo evaporare.
Una volta evaporato il vino iniziate ad aggiungere il brodo un poco alla volta.
Al termine della cottura agigungete il gorgonzola e qualche fiocco di burro per mantecare.
Togliete dal fuoco, aggiungete qualche foglia di radicchio ( quelle aggiunte da ultimo risulteranno più croccanti) ed una grattata di noce moscata.
Infine guarnite, se volete, con del parmigiano e servite!

Crespelle alla fiorentina



Beh....Firenze è sempre Firenze, e la cucina toscana è sempre la cucina toscana!
Le crespelle alla fiorentina si possono considerare il fiore all'occhiello della cucina Toscana..
Buone, o come si direbbe a Firenze, Bone bone bone!
Una via di mezzo tra un cannellone e una crepe, con un ripieno che si scioglie in bocca ed un sughetto fatto solo con pomodoro e besciamella!
Il termine "crespella" era un modo fiorentinizzante per definire quelle che i francesi chiamano crèpes, ed infatti questa non è che una crèpe farcita di ricotta e spinagi  e insaporita a dovere con il pomodoro.

Per questa ricetta, del capoluogo della mia regione, ho scelto una canzone che ogni buon toscano D.O.C conosce: "La porti un bacione a firenze" di Spadaro.. reinterpretata poi da altre decine di artisti!


Ingredienti (per 6 persone):
Ripieno:
450 gr di spinaci già cotti
300 gr di ricotta di pecora
1 uovo
 2 cucchiai di parmigiano
sale, pepe e noce moscata
Crespelle:
150 gr di farina bianca
3 uova
1 bicchiere e 1/2 di latte
75 gr di burro
sale q.b
Per il condimento:
1/2 litro di besciamella
passato di pomodoro q.b
parmigiano grattato
poco burro

Preparazione:
Preparate il ripieno mescolando gli spinaci tritati, la ricotta, l'uovo, il parmigiano, il sale, il pepe ed un pizzico di noce moscata.
Dopodichè iniziate a preparare le crespelle. Mescolate le uova, il latte,il burro fuso, la farina ed il sale, mescolando finchè non otterrete una pastella ben liscia.
Imburrate una padella  antiaderente e metteteci qualche cucchiaio di pastella.
Cuocete la crespella da entrambe le parti e poi proseguite fino a fine impasto.
Riempite le crespelle con il ripieno di ricotta,e arrotolatele come se fossero dei cannoli.
Ungete una teglia da lasagne con del burro, disponetevi le crespelle e ricopritele con la besciamella.
Cospargete con una bella manciata di parmigiano e, con il cucchiaio, spandete un po' di passata di pomodoro.
Passate le vostre crespelle in forno per 15 minuti  a 180°C.



lunedì 4 febbraio 2013

Pappa al pomodoro


Lo diceva anche Gianburrasca...Viva la pa-pa-pappa col po-po-po-po-po-po-pomodoro... ed io tutte le volte che cucino la pappa mi sento una vera massaia toscana!
Che dire, non che sia una ricetta particolarmente complicata, anzi, serve proprio quando abbiamo del pane da riciclare in qualche modo..e va comunque bene per stupire gli ospiti con una ricetta ricca di tradizione oltre che di gusto.

Per questa ricetta la canzone che ho scelto mi sembra quasi obbligata: "Viva la pappa col pomodoro", una canzone che tutti abbiamo cantato quando eravamo piccoli e che continuiamo a cantare ancora oggi quando ci troviamo davanti ad un bel piatto di pappa...ammettiamolo!

Ingredienti (per 4 persone ):
250 gr di pane raffermo
400 gr di pomodori pelati
2 spicchi di aglio
basilico q.b
1 litro di brodo vegetale ( va bene anche il brodo di dado)
olio di oliva q.b
sale
pepe nero in grani

Preparazione:
In una casseruola fate rosolare in 6 cucchiai di olio i 2 spicchi di aglio tagliati a metà; appena iniziano a prendere colore unire i pomodori e il basilico ( per il basilico andate ad olfatto, nel senso che la ricetta richiede abbondante basilico ma ognuno va a suo gusto e piacimento, l'importante è che la pappa odori di basilico), aggiungete sale e pepe e fate cuocere per 20-25 minuti.
Quando vedete che la pappa inizia a ritirare versate il brodo caldo e quando il tutto rinizia a bollire aggiungete il pane precedentemente tagliato a fettine sottili e fate cuocere per circa 10 minuti girando spesso e cercando di spappolare il pane il più possibile.
Lasciate riposare per circa 1 ora, mescolando ogni tanto, e semmai riscaldatela appena al momento di servirla guarnendola con un filo d'olio, un pizzico di pepe macinato e qualche foglia di basilico fresco.